Tu metteresti l'universo intero nella tua alcova
donna impura: la noia ti rende crudele.
Per tenere in esercizio i tuoi denti al tuo singolare gioco,
ti necessita, ogni giorno, un cuore sulla rastrelliera.
I tuoi occhi, illuminati come botteghe
o antenne fiammeggianti nelle feste pubbliche,
fanno uso, con insolenza, d'un potere preso a prestito
senza conoscere la legge della bellezza.
O macchina cieca e sorda, feconda in atrocità!
Salutare strumento che ti sazi del sangue del mondo,
com'è che non hai vergogna, com'è
che non vedi impallidire le tue attrattive dinanzi a ogni specchio?
La grandezza del male in cui ti reputi sapiente
non t'ha mai fatto indietreggiare di spavento,
quando la natura, grande nei suoi fini segreti,
si serve di te, femmina, regina del peccato
– di te, vile animale – per plasmare un genio?
O fangosa grandezza! Suprema ignominia!

I LAMENTI DI UN ICARO
Gli amanti delle prostitute sono felici, pasciuti, allegri; quanto a me, le mie braccia son rotte per aver abbracciato solo nuvole.
È grazie agli incomparabili astri che ardono nel profondo del cielo che i miei occhi consunti non vedono che ricordi di soli.
Vanamente ho preteso trovare il centro e la fine dello spazio: sento che la mia ala si spezza sotto non so che occhio di fuoco;
e arso dall'amore del bello non avrò l'onore supremo di dare il mio nome all'abisso che mi sarà tomba.
Non l’ho trovata in francese…uffa
Sono costretta a mettere versi tradotti…non mi piace.
Però è così che mi sento oggi, quindi pazienza…sopportate la traduzione.
Charles è una pessima idea per sollevare lo spirito, non funge a dovere.
Forse dovrei dedicarmi a letture più allegre, più adatte a sospendere il pensiero, ma come in una spirale mi avvito sempre sulle solite cose.
E poi ho mal di testa.
Niente medicine, mi curo convincendomi da sola di non star male.
A volte funziona.
Non sempre.
Non credo che stamattina funzioni, anche perché il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito…non è mia questa, è sempre Charles.
Ma lo Spleen già l’ho postato tempo fa.
Poi in tutta sincerità sono stufa del tedium vitae, mi tedia esso stesso.
Preferirei di gran lunga essere allegra e lanciarmi in un folle carnevale senza riflettere.
Quindi mi accontento, schizofrenica, di indossare in pubblico la maschera della gaiezza così da confondere le acque e sollevando sabbia le intorpidisco al punto che coloro che mi osservano si convincano della mio equilibrio roccioso.
Nulla al mondo più mi gratifica infatti di apparire intangibile da qualsiasi cosa, intoccabile…ovviamente è solo chiacchiera e distintivo…nemmeno questa è mia, ma non è Charles stavolta.
Eppure poi qui scrivo del mio umore, come se nessuno mi leggesse.
Schizofrenia appunto.
Due me stesse che si contraddicono a vicenda, a volte davvero mi sento scissa.
E non c’è conciliazione.
