Il 23 febbraio 1917 a Pietrogrado il popolo insorse nuovamente, e la polizia zarista si schierò questa volta dalla sua parte: lo zar, che si trovava al fronte, fu informato dell'accaduto e spinto ad abdicare. Tornato a Pietrogrado, venne trattenuto nel palazzo di Carskoe Selo con il resto della famiglia. Ma in seguito alla Rivoluzione d’ottobre e alla salita al potere di Lenin, fu deciso il trasferimento della famiglia reale prima a Tobol'sk in Siberia, poi in una villa (la casa del mercante Ipat'ev) ad Ekaterinburg, sugli Urali. Qui, vista l'avanzata dell'Armata Bianca (l'esercito rimasto fedele allo zar) il soviet locale diede ordine di ucciderli, affidò il compito ad un commando guidato da Jakov Jurovskij, uomo appartenente alla Cheka.
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 furono trucidati; Nicola, la moglie,
Sono esempi.
Di barbarie forse o semplicemente il naturale esito di una rivoluzione.
Come se tagliare il cordone ombelicale con un passato vecchio non possa non essere drammatico.
E non si tratta di illudersi che sia il popolo a decidere, il popolo non decide mai nulla, è sempre manovrato dalla classe dirigente.
La borghesia con i suoi interessi pilota le rivoluzioni, illudendo le masse di avere voce in capitolo.
Ma il sacrificio di un monarca sull’altare della Storia ha un valore simbolico ed aggrega il popolo meglio di mille discorsi di piazza.
La vittima che viene offerta suggella l’inizio del nuovo corso, è il battesimo nel sangue di ogni Democrazia.
Crea ricordi e fa sentire partecipi le masse a qualcosa di grande, stimolando la nascita di una identità nazionale.
Tutto questo è il mio preambolo per celebrare il 2 giugno, Festa della Repubblica, in ricordo del referendum del 1946 che decretò la fine della monarchia in Italia e il passaggio alla forma di governo attuale.
Il bagno di sangue si era già consumato durante
Quella è stata la nostra Rivoluzione.
Passata l'onda emozionale degli eventi, tutto è finito nelle mani della Politica che, nel chiuso dei Palazzi, ha disposto per noi.
Imbrogliando le carte.
Gli storici affermano, quasi senza ombra di dubbio, che il risultato del voto referendario fu alterato affinché risultasse la vittoria della Repubblica sulla Monarchia.
Parole di Togliatti al domani del responso delle urne: “Un parto difficile va sempre pilotato.”
E allora, schede elettorali distrutte subito dopo lo spoglio, assoluta mancanza di chiarezza sul numero di votanti ed esito finale stabilito dalla Corte di Cassazione che affermò il principio per cui non era da basare il calcolo della percentuale sul numero totale di voti espressi, ma solo su quello dei voti validi.
Così da eliminare qualsiasi possibilità di ricorso.
Il fine non giustifica mai i mezzi.
Pur senza avallare gli orrori di una Rivoluzione, mi chiedo se sia giusto fondare uno Stato sull’aggiramento della Legalità.
Siamo nati sui brogli e sui brogli ci trasciniamo, non abbiamo impiccato il nostro Re e la conseguenza più naturale è stata richiamarlo in Patria dopo anni giusto in tempo per vederlo coinvolto in uno scandalo squallido da piccolo borghese.




