martedì, 24 aprile 2007, ore 12:16



Vi saluto per qualche giorno, parto.
Campo base, Venezia, ma poi andrò dove mi porta il cuore o l'istinto, non di certo dove stabilisce Miss Tom Tom!
Deciderò io al momento.
Non è esclusa una puntatina a Gardaland, ma davvero non c'è nulla di fisso.
Ho solo l'albergo per pernottare, tutto il resto accadrà in loco, senza programmi.
Torno tra sabato e domenica, nemmeno questo è stato deciso.
Non voglio pensieri e progetti.
Più si progetta, più le cose riescono male o ti si rivoltano contro.
Vivere alla giornata, incontro all'avventura è meglio e non c'è rischio di restar delusi.
La valigia è fatta, i figli collocati con i nonni, la macchina lavata in garage, la casa in ordine (beh insomma, quasi ordine), posso andare...domani, mattina presto.
Scrivo ora perchè già so che dopo non avrò più tempo ^^

A presto :p

Ste
 


Welcome to your life.
There's no turning back.
Even while we sleep.
We will find you
Acting out your best behavior
Turn your back on Mother Nature
Everybody Wants to Rule the World.
It's my own desire
It's my own reward.
Help me to decide
Help me make the most of freedom
And our pleasure
Nothing ever lasts forever.
Everybody Wants to Rule the World.
There's a room where the light won't find you,
Holding hands while The Walls
come tumbling down.
When they do, I'll be right behind you.
So glad, we've almost made it;
So sad, they had to take it.
Everybody Wants to Rule the World.
LadyMachbet
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lunedì, 23 aprile 2007, ore 09:11

E come si chiameranno da domani i militanti del Partito democratico? Rutelli ci ha studiato su e offre la soluzione alla platea. "Potremmo chiamerci compagni e compagne". Ma non perchè lo diceva Marx. "E' una bella parola, significa cum panis e l'ho trovata almeno un centinaio di volte nelle Sacre scritture".

Repubblica.it

Rutelli è un grande!

Nel PD ha infilato Marx e Cristo nella stessa frase senza nessun disagio, nessun problema, nessuna incongruenza.

Segno che davvero in questo PD confluiscono anime diverse, destinate a fondersi in un unico soggetto politico che governerà il paese fino alla fine dei tempi (sic! e pure sgrat!)
Che Marx poi consideri la religione solo un grande inganno, lasciamolo pure scivolare in secondo piano.
Che la Chiesa oggi, con il nuovo pontefice, sia tutt'altro che progressista e conciliante, lasciamo pure questo in secondo (o magari pure terzo o quarto piano).
L'importante è:
"volemose tutti bbene!!"
Confluiamo, facciamo un grande, orgiastico DICO in cui tutti i politici, vecchi e nuovi senza distinzione di prime, seconde e pure terze repubbliche, possano avere l'opportunità di trovare posto in parlamento senza troppe afflizioni pre-elettorali.
Un'immensa terra di nessuno, priva di idee radicate, ideali (mamma mia, che brutta parola!), comunanza di intenti, tradizione, prospettive simili.

Tutti uniti nel motto:

"Non pestiamoci i piedi a vicenda"

che temo sarà sostituito prima o poi dal più fosco:

"In hoc signo vinces"

LadyMachbet
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domenica, 22 aprile 2007, ore 13:38

Gentile Direttore, dodici anni fa passeggiando con Parisi in un weekend bolognese... potrebbe cominciare così il "diario del Partito Democratico". Cosa succedeva in quella passeggiata? Si discuteva degli equilibri di una coalizione che voleva prepararsi a una dura e difficile - allora si sperava non lunga, ma fu poi lunghissima - campagna elettorale, ci si scambiava opinioni soprattutto sulla perplessità che, quel giorno, emergeva da un editoriale sul Corriere della Sera nel quale si delineava il pericolo che intorno alla Quercia si sviluppassero solo "cespugli". Fu quel pomeriggio che decidemmo, per le strane ispirazioni che in politica, talvolta, ti colgono, di rispondere che, accanto alla quercia, avremmo piantato un robusto e frondoso ulivo. Tredici anni fa, guardando in televisione le prime performance politiche di Berlusconi... potrebbe essere un altro incipit dello stesso diario.

Analizzando il messaggio e, soprattutto, il linguaggio del neocandidato del centrodestra, il suo sapere catalizzare quel sentimento di rifiuto della politica che il terremoto di tangentopoli aveva generato in tanta parte del Paese, quella straordinaria attitudine alla semplificazione, che in un discorso a Roma circa un anno dopo mi portò a definire la sua la politica del "Se po ffa", "la politica di un partito che sembrava il partito di quelli che lasciano la macchina in seconda fila" mi consolidavo nella convinzione che si dovesse offrire al centrosinistra una visione politica eticamente nuova, ma che tenesse anche conto del cambiamento che la legge elettorale imponeva alla politica e ai partiti. Mutazione, quest'ultima, che Berlusconi dava il segno di avere compreso appieno, mentre il centrosinistra, che pure del nuovo sistema elettorale poteva arrogarsi la paternità, sembrava non cogliere, continuando anzi a "ragionare proporzionale".
Quattordici anni fa, discutendo con gli amici cattolici democratici... ecco un altro punto di partenza in questa ricerca delle radici del Partito democratico. Fu infatti dura, difficile, a volte aspra, la discussione tra quanti volevano fare risorgere dalle sue ceneri il partito dei cattolici per conservare un baluardo, una fortezza che, dopo la caduta del muro di Berlino, per molti di noi, a cominciare da Nino Andreatta, non aveva più senso. Ci fu una forte contrapposizione tra quanti non accettavano di vedere finire l'esperienza della Dc come catalizzatore di tutto il voto cattolico e quanti consideravano necessario superare la questione cattolica, ritenendo che la fede dovesse essere guida morale ed etica, ma non motivo di condizionamento delle scelte di schieramento politico. E questa contrapposizione fu particolarmente dolorosa anche perché ci rendevamo conto di quante e quali conseguenze avrebbe potuto portare in futuro.

O ancora, quattordici anni fa, i primi incontri e i primi confronti con Reichlin, D'Alema, Veltroni, Burlando, con la constatazione che, ormai, erano caduti muri e steccati ideologici, che le differenze di visione erano pochissime, che si condividevano linee molto simili nella concezione del mondo, del progresso, del futuro.
E, infine, ultimo possibile incipit di questo diario, quindici anni fa lavorando con lena e passione al fianco di Mario Segni al progetto di una nuova Italia, che doveva nascere dal Referendum e dalla imposizione di nuove regole, a partire dall'introduzione del sistema elettorale maggioritario e del Presidenzialismo.

Ma nelle maratone, come si sa, il punto di partenza conta relativamente. Ciò che conta è arrivare al traguardo e, soprattutto, vincere. E oggi siamo arrivati all'ultimo chilometro. Siamo arrivati a quel punto della corsa in cui, dopo avere superato tutte le crisi, dopo avere pensato più volte all'abbandono, dopo avere pensato di non farcela, si sente rinascere l'energia, ci si sente improvvisamente freschi e ci si prepara alla volata finale. Credo che nei giorni scorsi si siano dati un impulso e una carica al Partito democratico tali da renderne la nascita ineluttabile anche al di là delle nostre volontà. E' per questo che ritengo una discussione di retroguardia quella sulla collocazione internazionale del Partito democratico. Il progetto è di tale portata che dobbiamo avere l'ambizione che sia l'Europa riformista, il mondo riformista a seguirci, non noi a cercare ospitalità sotto l'ombrello altrui. Anche perché questo dilemma lo hanno già risolto i leader europei venuti a parlare dalla pedana dei congressi della Margherita e dei Ds quando hanno semplicemente riconosciuto un fatto ovvio: che a Strasburgo le forze del centrosinistra possono vincere solo se stanno insieme e che la soluzione italiana può anche essere la soluzione europea.

Io inoltre ritengo fondamentale per il successo del Partito democratico, molto più che il tema della sua collocazione internazionale, affrontare e consolidare alcuni punti programmatici a cui guardare come a delle linee guida essenziali.

In primo luogo dovremo fare nostro il bisogno di Europa che il Paese ha e dovremo sapere spiegare al Paese l'inevitabilità della scelta europea. E dovremo dimostrare il nostro convinto europeismo anche nel coltivare una classe dirigente giovane e che abbia una visione sopranazionale, giovani donne e uomini da mandare a Strasburgo con le elezioni del 2009 a misurarsi con la politica delle grandi scelte che il nostro continente è chiamato a compiere. Giovani che vadano a imparare l'Europa per tornare in Italia a insegnare l'Europa.

Inoltre, senza evocare ancora una volta "lo spirito delle primarie", dobbiamo però trarre da quella esperienza un grande insegnamento, un segnale che quella domenica di ottobre ci è arrivato chiaro e forte e che non possiamo perdere: la politica del nuovo secolo è partecipazione ed ha successo solo in quanto è partecipata. Dobbiamo quindi inventare nuovi modi per allargare il coinvolgimento dei cittadini, in una dialettica dell'inclusione e della condivisione tale da fidelizzare il loro consenso.

E poi una politica economica forte, assertiva e giusta, che ci renda meno fragili nel contesto europeo, più competitivi nello scenario internazionale, più aperti alle regole di mercato, ma che guardi anche a una più equilibrata distribuzione della ricchezza all'interno del Paese, da realizzarsi senza sciagurati dibattiti dottrinari, tesi a distrarre dai problemi reali.

E il governo sta lavorando a tutto questo: all'equità fiscale, come alle politiche per la famiglia e i giovani, alle liberalizzazioni, come alle nuove regole di governance dell'economia, alla politica della casa, per i giovani per la famiglia, con l'obiettivo di restituire agli italiani, a fine legislatura un paese di nuovo in equilibrio, che si regga saldo sulle sue gambe. Un Paese con meno conflitti, anche di interessi. Con una politica estera che lo renda un nuovo protagonista dell'impegno multilaterale per la pace.

Ecco, è per questo, perché ritengo che al compimento dei prossimi quattro anni avremo costruito il Partito democratico e realizzato questi obiettivi di governo, che venerdì ho annunciato nel corso dei due congressi la mia intenzione di considerare conclusa la mia missione con la fine della legislatura. Ho sempre detto di non considerarmi un uomo per tutte le stagioni, così come ho sempre pensato che il Paese abbia bisogno di dare spazio a forze giovani che si mettano con entusiasmo e con forza al servizio del Paese. Io, finita la maratona, conto solo di godermi il piacere di una bella doccia.

Repubblica.it

Per ora la lettera, poi ne parlo stasera.

Ora sono in trasferta. ^^

LadyMachbet
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categoria : poltica

domenica, 22 aprile 2007, ore 01:13

Ah dimenticavo...

Well now everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back
Put your makeup on fix your hair up pretty
And meet me tonight in Atlantic City


E' nella mia testa da stamattina
Ovviamente su Radio Blog non c'è
Ma domani mi attivo per risolvere.
(edit:risolto :ninja)
Volete il testo completo?
Ok...vi accontento.




Atlantic City

Well they blew up the chicken man in Philly last night now they blew up his house too
Down on the boardwalk they're gettin' ready for a fight gonna see what them racket boys can do

Now there's trouble busin' in from outta state and the D.A. can't get no relief
Gonna be a rumble out on the promenade and the gamblin' commission's hangin' on by the skin of its teeth

CHORUS
Well now everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back
Put your makeup on fix your hair up pretty
And meet me tonight in Atlantic City

Well I got a job and tried to put my money away
But I got debts that no honest man can pay
So I drew what I had from the Central Trust
And I bought us two tickets on that Coast City bus

CHORUS

Now our luck may have died and our love may be cold but with you forever I'll stay
We're goin' out where the sand's turnin' to gold so put on your stockin's baby 'cause the night's getting cold
And everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back

Now I been lookin' for a job but it's hard to find
Down here it's just winners and losers and don't get caught on the wrong side of that line
Well I'm tired of comin' out on the losin' end
So honey last night I met this guy and I'm gonna do a little favor for him
Well I guess everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back
Put your hair up nice and set up pretty
and meet me tonight in Atlantic City
Meet me tonight in Atlantic City
Meet me tonight in Atlantic City

(B.Springsteen)


Nebraska è un album straordinario...



e tristissimo...

(come me)
LadyMachbet
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categoria :

domenica, 22 aprile 2007, ore 01:00



Sono tornata da poco, il tempo di togliere anelli, orecchini e bracciale.
Lascio solo l'orologio, senza orologio io sono perduta.
Ho ancora il trucco sugli occhi e lo smalto alle unghie, raramente mi trucco o mi smalto le unghie.
Sono semplice.
Anche i gioielli, li porto di rado, occasioni speciali.
Cena di famiglia stasera, ogni tanto capita anche questo.
Io mi annoio.
Non odio i parenti, non è questo il punto.
Io sono diversa.
Parlare di figli, di case, di lavoro.
Non è la mia vita.
Non sono le mie cose.
Poi sono solitaria, non amo la gente intorno.
E i tacchi, le scarpe con il tacco sono la mia dannazione.

Non ho nemmeno giocato a Final Fantasy oggi.

E il cuore è altrove.

Davvero dolce pensarti,
Ogni istante ritorni nella
Mia mente stanca, che
Esausta da infinita
Nostalgia dei momenti
Intensi vissuti
Culla scioccamente ricordi
Ormai inutili e vani.
 




LadyMachbet
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categoria : deliri

venerdì, 20 aprile 2007, ore 09:10






Dead Man Walkin'

There's a pale horse comin'
I'm gonna ride it
I'll rise in the morning
My fate decided
I'm a dead man walkin'
I'm a dead man walkin'

In St. James Parish
I was born and christened
Now I've got my story
Mister no need for you to listen
It's just a dead man talkin'

Once I had a job I had a girl
But between our dreams and actions
Lies this world

In the deep forest
Their blood and tears rushed over me
All I could feel was the drugs and the shotgun
And my fear up inside of me
Like a dead man talkin'

'Neath a summer sky my eyes went black
Sister I won't ask for forgiveness
My sins are all I have

Now the clouds above my prison
Move slowly across the sky
There's a new day comin'
And my dreams are full tonight


No Surrender

We busted out of class had to get away from those fools
We learned more from a three minute record than we ever learned in school
Tonight I hear the neighborhood drummer sound
I can feel my heart begin to pound
You say you're tired and you just want to close your eyes and follow your dreams down

We made a promise we swore we'd always remember
No retreat no surrender
Like soldiers in the winter's night with a vow to defend
No retreat no surrender

Now young faces grow sad and old and hearts of fire grow cold
We swore blood brothers against the wind
I'm ready to grow young again
And hear your sister's voice calling us home across the open yards
Well maybe we could cut someplace of our own
With these drums and these guitars

Blood brothers in the stormy night with a vow to defend
No retreat no surrender

Now on the street tonight the lights grow dim
The walls of my room are closing in
There's a war outside still raging
you say it ain't ours anymore to win
I want to sleep beneath peaceful skies in my lover's bed
with a wide open country in my eyes
and these romantic dreams in my head


Adam Raised A Cain

In the summer that I was baptized
my father held me to his side
As they put me to the water
he said how on that day I cried
We were prisoners of love, a love in chains
He was standin' in the door I was standin' in the rain
With the same hot blood burning in our veins
Adam raised a Cain

All of the old faces
ask you why you're back
They fit you with position
and the keys to your daddy's Cadillac
In the darkness of your room
your mother calls you by your true name
You remember the faces, the places, the names
You know it's never over it's relentless as the rain
Adam raised a Cain

In the Bible Cain slew Abel
and East of Eden he was cast
You're born into this life paying
for the sins of somebody else's past
Daddy worked his whole life for nothing but the pain
Now he walks these empty rooms looking for something to blame
You inherit the sins, you inherit the flames
Adam raised a Cain

Lost but not forgotten, from the dark heart of a dream
Adam raised a Cain
LadyMachbet
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giovedì, 19 aprile 2007, ore 23:31






LadyMachbet
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mercoledì, 18 aprile 2007, ore 08:49



Scrivere aiuta
.

Un racconto per un concorso con un tema.

Credevo che fosse difficile per me e invece no, ci ho pensato un paio di giorni, ma avevo già in mente la linea generale, e poi mi sono seduta qui ed ho scritto.
A flusso, come sempre.
Infatti verso la fine della prima pagina il racconto ha mutato direzione da solo.
Avevo in mente un'argomentazione differente, ma le parole e le idee si sono organizzate in maniera autonoma.

E' il primo concorso in assoluto a cui partecipo, ma non m'importa di vincere, non è quello il motivo.
A me importa di scrivere, non perchè io sappia farlo bene, anzi con tutta probabilità lo faccio da schifo.
Io voglio scrivere perchè quando scrivo non ci sono.
Meglio, ci sono e non ci sono.
Tutto quello che è il mio retaggio culturale, sociale, affettivo resta presente, ma lo sorvolo dall'altro e lo vaglio con occhio diverso.
In senso hegeliano è come se uscissi da me per arrivare all'autocoscienza.
Durante il processo di scrittura io sono altro, manipolo cose, pensieri.
Le architetto in un mondo in cui io decido il cur, il quomodo, il quando.

Se Dio è Creatore, allora noi, creature a Sua immagine e somiglianza, rechiamo nei recessi della nostra anima la scintilla che ci rende piccoli creatori di mondi e di vite, di storie più o meno reali.
Più o meno conformi alla Realtà.

Ed è meraviglioso.
LadyMachbet
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categoria : pensieri

lunedì, 16 aprile 2007, ore 22:09


Guarda la tartaruga all'uscio
Con la terra posata sopra il guscio.
Grande è la mole, lenta è la mente
Ma tutti ama indistintamente.

Ricordavo senza consapevolezza l’enorme tartaruga di pietra, sapevo bene della sua immobilità vecchia di secoli avendola già vista di persona e in fotografia, eppure mai l’avevo collegata alla Torre.

La vecchia Maturin con il mondo sulle spalle attende all’uscio del Bosco Sacro, probabilmente sul sentiero del Vettore.

Potrei raccontare tante chiacchiere e leggende sul Parco dei Mostri di Bomarzo, potrei dire che, vagando tra le sculture, l’occhio dell’iniziato ai misteri alchemici riesca a scorgere in ogni segno tracciato sulle pietre ed in ognuna di quelle gigantesche figure il segreto antico della fabbricazione dell’oro come se fosse celato sotto lo sguardo di tutti il compimento dell’Opera al Bianco.

Ma non m’interessa e probabilmente non interesserebbe nemmeno voi, fedeli lettori, perché l’unica cosa che realmente conta è che c’era il sole alto nel cielo e alberi e verde, il vento di primavera soffiava leggero e si stava d’incanto, senza affanni.

 

OGNI PENSIERO VOLA

 

Passeggiando tra le vecchie pietre ricoperte di muschio e i volti corrosi dalla pioggia sembra di essere sospesi nel tempo, oscillanti tra i molteplici “quando”, inclinati tra piani spaziali.

E la casetta pendente risucchia ogni cosa al suo interno, distorce qualsiasi parametro, inganna i sensi e precipita il visitatore nell’angoscia della perdita di ogni singolo punto di riferimento destabilizzando certezze.


Occorrono istanti per riprendere fiato e superare il senso di vertigine che attanaglia lo stomaco anche solo avvicinandosi a quelle mura sbilenche, strano perché ciò non è causato dalla sensazione di obliquo.

Anche la Torre Pendente di Pisa è obliqua, ma non genera malesseri, non costringe ad appoggiare le mani alle mura per arginare la testa che gira.

Anomalie del Vettore, allora? La casetta pendente sorge forse su qualche punto nodale?

Sarà KA, ma io dico di si.

 

Dopo il parco siamo saliti su al paese, Bomarzo deserto alle due del pomeriggio e la vallata davanti ai miei occhi a perdita di sguardo.


La conseguenza è stata niente autostrada per il ritorno a casa, o meglio autostrada toccata per qualche km, fino ad Orte.

Poi l’indicazione turistica del Lago di Bracciano ha complottato per farci lasciare la retta via e ci ha indotti a girovagare per strade secondarie guidati dal navigatore satellitare.


Lo odio!

Anzi, la odio!

La vocina del navigatore che ha preso il mio posto.

Ero io che, cartina alla mano, facevo l’itinerario e deliberavo più secondo capriccio che per reale utilità, era il mio compito.

Ora sono stata esautorata, non mi piace.

Per protesta e per ricordare e sottolineare anche alla mia famiglia quanto io sia asociale, mi sono estraniata dal mondo grazie al lettore MP3, macchina fotografica alla mano, per catturare dal finestrino i frammenti di paesaggio.

 

Poi lago, poi ritorno a casa, questa volta si, via autostrada.

 


 

Esistono strade immaginate che scopri uguali a quelle reali, curve&alberi&curve… bellissimo.

 


LadyMachbet
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categoria : pensieri, io

domenica, 15 aprile 2007, ore 21:48

Bellissimo, splendido(Bomarzo), come me lo ricordavo!

Fare il resoconto ora  non è possibile, devo anche sistemare le foto, ma domani avrete tutti i particolari ^^
Promesso :DD
LadyMachbet
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