
Secondo questa regola gli atomi cercano di avere otto elettroni (s2p6) nel loro guscio di valenza, mettendo in comune, cedendo o catturando elettroni da altri atomi.
Lezione di chimica, si come no…impossibile.
Non fa per me, ma se ne può parlare ugualmente.
Non essendo esperta nel campo vi avviso che l’ottetto è solo un pretesto, metafora di altro.
Ma se la chimica è la base per ogni nostra reazione o relazione, se la chimica regola e governa i nostri processi cerebrali, se per mezzo della chimica si generano attrazioni e repulsioni tra singoli, allora concedetemi la possibilità di considerare la facoltà dell’atomo di scambiare e condividere elettroni come similitudine dei rapporti umani.
La frase chiave è “scambiare e condividere”
A meno che voi non siate gas nobili e riusciate per tanto a sfuggire alla legge dell’ottetto, inevitabilmente dovrete cedere qualcosa di voi stessi e accettare in cambio qualcosa proveniente dall’esterno, dall’altro.
Perchè?
Perché stare da soli non fa parte della natura umana.
L’eremita o lo stilita sono eccezioni che non hanno un reale riscontro sociale.
L’uomo è costretto a cedere parti della propria anima per vivere nel mondo e di contro deve accettare visioni diverse dalla propria senza temerle, ma sforzandosi di comprenderle e tollerarle.
Direte…costretto, ma che brutta parola.
Certo, costretto dalla sua stessa biologia, dalla sua stessa chimica.
Non violentato dalla figura inquietante dell’altro che arriva a seminare scompiglio nella vita del singolo, ma consapevolmente trascinato nei rapporti interpersonali per affermare la propria natura di animale sociale.
Altrimenti non c’è scampo, l’alternativa è la morte della coscienza.
“Io” non è una categoria di riferimento, ogni soggetto è per forza di cose anche un oggetto ed in quanto oggetto è “visto” dal mondo, è pesato e considerato in un determinato modo.
La visione soggettiva è, ahimé, incompleta proprio a causa di quest’insito dualismo.
Il mondo privato fatto di regole e di abitudini deve necessariamente aprirsi al mondo esterno per cogliere pienamente ogni sfumatura dell’essere, l’egoismo sta nel non volere accettare di far parte di una comunità e nel continuare a considerare determinante solo la propria parziale considerazione delle cose.
Quando si entra in rapporto con un altro soggetto è inevitabile che le due concezioni singole si scontrino, ma a quel punto per ottenere progresso si cede e condivide qualcosa, non si resta ad attendere che l’altro accetti passivamente la nostra visione e non ci si immobilizza nella passiva accettazione del mondo dell’altro.
Questa interazione consapevole porta a stabilire legami duraturi e costruttivi necessari per lo sviluppo di entrambe le parti in causa e di riflesso per lo sviluppo sociale.
Ogni stasi è negativa, la stasi equivale alla morte.
Scambiare idee, sentimenti, valori è la base del progresso, è la molla che muove il mondo ed è il cammino che noi tutti in quanto uomini dovremmo intraprendere.
O pensate davvero di essere dei gas nobili?
In quel caso sarei costretta a ricordarvi che i gas nobili sono detti anche gas inerti…






Non a caso la figura di Socrate fa da spartiacque tra due concezioni differenti di intendere la filosofia.
Egli abbandona infatti la via dei suoi predecessori interessati soprattutto alla spiegazione fenomenica del mondo, la sua filosofia perde quindi la connotazione di scienza naturale e pone finalmente il fulcro dell'indagine sull’uomo e sul suo processo conoscitivo.
Due sono i cardini del pensiero socratico, la gnoseologia e l’etica entrambe strettamente correlate.
La ricerca del sapere deve essere la molla che spinge l’uomo e che gli consente di discernere il bene dal male, solo colui che conosce se stesso infatti è consapevole dei propri limiti e delle proprie possibilità e può agire rettamente, dunque in modo etico.
Il punto di partenza è l'accettazione di non sapere, vale a dire che solo colui che è conscio di essere finito, limitato, incompleto può cercare di acquisire la sapienza e questa posizione costituisce la sostanziale differenza tra Socrate e i Sofisti che partivano dal presupposto di essere già in possesso della verità e dunque non si curavano nè di ricercarla, nè di diffonderla.
Il metodo del conoscere è essenzialmente intersoggettivo e si articola nei due momenti del dialogo socratico, con un'iniziale pars destruens che tende a minare mediante l’ironia le convinzioni del discepolo che viene poi spinto successivamente a non accettare passivamente le teorie del maestro ma ad elaborarne di proprie sviluppando in questo modo la conoscenza.
In questo consiste la maieutica, o tecnica della levatrice, far partorire delle nuove idee estraendole dalle menti dei discepoli che non sono solamente orecchie pronte ad ascoltare ma parti integranti dello sviluppo cognitivo.
In quest’idea della Verità intesa come elemento vivo e pulsante va inquadrata la scelta di Socrate di non lasciare documenti scritti che avrebbero soltanto cristallizzato teorie improduttive ed inabili ad ottenere nuove conoscenze.
Compito del filosofo è quindi dialogare con il maggior numero di persone direttamente così da stimolare le menti alla sapienza, ovviamente questa concezione è legata al concetto stesso di polis che con le sue dimensioni limitate consentiva di entrare in contatto con un numero assai elevato di cittadini.
Inoltre l’azione dell’uomo saggio deve essere d’esempio per gli altri poiché la conquista della saggezza spinge necessariamente l’uomo verso il bene.
Questa concezione sta alla base dell’intellettualismo etico di Socrate poiché la capacità di distinguere tra bene e male può essere insegnata e l’uomo in possesso di tale conoscenza non potrà mai prescindere dall’essere virtuoso.
Da ciò si evince che la virtù è un’esigenza dell’uomo retto ed è priva di qualsiasi componente emotiva o religiosa.
Innovativo è anche il concetto di anima, se in precedenza questa era vista come il soffio vitale che abita nelle cose, per Socrate l’anima diventa l’intima essenza dell’uomo, il suo io ben definito provvisto di tutte quelle peculiarità che distinguono ogni individuo.
“Conosci te stesso”, scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, diventa dunque il motto che permette di indagare prima sulla propria natura e poi di rivolgere l’occhio al mondo inteso come realtà sociale composta da individui legati tra loro da complessi rapporti.
In questo modo solo la continua ricerca della conoscenza permette all’uomo di esplicare la propria intima essenza e di raggiungere la felicità.
Sabato sera e ritrovarmi ancora a pensare a te, a chiedermi dove sei e cosa stai facendo e con chi sei. Sperando che tu ti stia divertendo anche se sarebbe bello se ogni tanto pensassi ancora a me. Vorrei mancarti, almeno un po’. Un poco poco, la centesima parte di quanto tu manchi a me.
E’ ridicolo scrivere queste cose, su un blog pubblico dove tutti possono leggere, anche tu se passi.
Ma mi sentirei ancora più idiota a scrivertele in privato, in una mail.
Così davanti a tutti un po’ decantano, possono sembrare esercizi letterari, prove di stile.
Un racconto forse, una finzione.
Può sembrare che non sia vero e che io lo stia scrivendo solo per riempire un post mentre sto qui in casa ad annoiarmi.
Metto un filtro, poi se ridete e non capite come sto non fa nulla.
Non m’interessa.
Oggi pensavo a tutto questo 2006 che se ne sta andando via, cosa salvo di quest’anno?
E’ stato orribile…tutto intero.
Tranne un mese, da metà agosto a metà settembre, solo quello…tutto il resto è dolore, anche i giorni che mancano alla fine spero passino il più in fretta possibile.
Voglio ricordare solo te e quanto sono stata felice.
Lo sai che il mio cuore è rimasto in Polinesia…ti voglio bene.

Ho il raffreddore!
E un po’ di febbre…non vi interessa, immagino.
Però sto da schifo, naso chiuso con selvaggio desiderio di amputarmelo, mal di testa orrendo e occhi lacrimevoli.
Per solidarietà con il mio stato pietoso anche il mio avatar di msn si è modificato trasformandosi per magia dalla bella ragazza ^_^ che solitamente sono in Frau Blücher.
Hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Il nitrito è necessario.
^__^
E poiché da cosa nasce sempre cosa il passo è stato breve e mi sono ritrovata per l’ennesima volta a guardare Frankenstein Jr.
E’ incredibile, lo conosco a memoria eppure rido come una demente sempre ad ogni battuta.
“Taffettà caro” alla stazione… e giù risate a non finire.
Assolutamente geniale, in tutto.
Rimandi, citazioni, mimica facciale, ogni secondo del film è perfetto e non lasciato al caso.
“No, no. Su col morale. Se
E poi le bestemmie…
Dico io, come si fa a restare impassibili davanti ad una scena del genere?
E non poteva mancare "Lupo ulula"
Se non lo avete visto, recuperate.
Io adesso cerco l’altrettanto mitico Spaceballs.

